Ricordare per tirare avanti


Matot e Maase sono le due Parashiot che chiudono il libro di Bamidbar. La fine di lungo viaggio nel deserto, intermediario dall’uscita degli ebrei dall’Egitto e la loro entrata nella terra promessa.

Siamo ad un punto dove gli ebrei sono pronti ad entrare in Eretz Israel. La terra è stata divisa tra le tribù ed ora, D-o comanda a Moshe di scrivere nella Torah una lista dettagliata con tutte le tappe dove gli ebrei si sono fermati durante la traversata del deserto

42 tappe. Fermate. Giri.

Il Midrasha spiega che questo è comparabile ad un re che parte lontano con suo figlio, per andare a guarirlo da una malattia.

Una volta che il figlio è guarito si rimettono in cammino e sul viaggio di ritorno si fermano in tutte le tappe dove avevano alloggiato all’andata.

“Qui è dove hai avuto mal di testa”

Ricorda e il re al figlio.

“Qui è dove ti sei rinfrescato”

E così via.

Allo stesso modo, Hashem fa scrivere a Moshe tutti i posti dove il popolo ebraico lo aveva fatto arrabbiare.

Come mai Hashem ha questa richiesta per Moshe? Cosa ci vuole dire il Midrash?

Che bisogno c’è di ricordare tutte quelle volte dove gli ebrei sono caduti nelle loro debolezze?

A volte ricordare può essere doloroso…

Ma è anche vero che ricordare, è di per se curativo.

Ricordare i momenti difficili, quando ormai si è più avanti, fa parte della guarigione. È capire che le discese, sono necessarie per la crescita personale e spirituale della persona.

Ricordare a volte serve come chiusura.

Ci fa capire la nostra forza, la nostra resilienza.

Ci dà coraggio. E rafforza la fede.

A volte proprio quando si scende in basso, è per poi risalire molto in alto.

Per entrare in Eretz Israel dopo 40 anni di giri nel deserto.

Bisogna tenere duro e guardare avanti, con fede e speranza.

Shabat Shalom,

Mushki Piha Krawiec ♥️

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