Due tipi di scelta

B”H
Shlach.
Quante volte vorremmo avere un’idea chiara di quale sia il nostro prossimo passo.
Quante volte vorremmo avere un piano strategico di vita che ci indichi la strada migliore verso il successo?
Vorremmo sapere quale sia la chiave che apre la porta migliore per noi.
Vorremmo che D-o ci riveli giusto un minutino che cosa ci aspetta tra qualche ora, qualche mese, qualche anno.
Certezze, chiarezze, controllo.
Sarebbe magnifico no? Se tutto andasse sempre in su.
Se facessimo sempre le scelte giuste.
Se sapessimo con certezza che la scelta che abbiamo preso sia quella buona.
Le scelte.
Le nostre scelte.
Sono un prezioso regalo di D-o.
D-o c’ha dato il portiere di scegliere, e il Rebbe spiega come il nostro libero arbitrio si divide in due livelli.
C’è la scelta se seguire la volontà di D-o o no, scegliendo di osservare i comandamenti e la Torah, e qui la scelta è abbastanza chiara. C’è una mitzvah da fare davanti a te e tu decidi se compierla o no. Ma sai già di cosa si tratta, conosci bene le istruzioni.
Poi, c’è il secondo tipo di scelta, quella dove Hashem ti affida a te stesso. Non si tratta di fare o non fare una berachá, ma di prendere o no un opportunità. Di capire da solo, di informarsi, di seguire le proprie intuizioni, di perlustrare con i nostri occhi, di osservare con la mente, di ascoltare il proprio cuore. Cioè, di tracciare il proprio cammino di vita. E là, D-o ci affida a noi il compito.
“Fai come tu pensi sia meglio” dice Hashem a Moshe dopo la richiesta del popolo ebraico di spedire le spie a perlustrare la terra di Israele. D-o lascia a Moshe il potere totale di decidere. Non come con Adamo ed Eva; là era imperativo, non mangiate dall’albero della conoscenza. Le istruzioni erano chiare, la scelta era un errore troncato.
Qui poteva essere una totale riuscita, o un totale disastro.
Il resto è storia. Le spie tornarono spaventate, scoraggiando il resto del popolo, e le conseguenze furono un prolungamento di 40 anni nel viaggio verso la terra d’Israele.
Sia Moshe che le spie inviate avevano l’indipendenza di scelta. Difatti vediamo che due tra le 12 spie scelsero di vedere il buono.
Uno di loro, Yehoshua, era effettivamente sincronizzato con Moshe, anche nelle sue scelte, ed è per quello che aveva le giuste prospettive.
Questo secondo livello di scelta ci fu dato per la prima volta con l’episodio delle spie.
Fino ad allora le istruzioni erano chiare.
Da quel momento D-o ci passò la scelta di provare mille chiavi. E di farcela anche.
Di fare lunghi giri finché arriviamo a destinazione, o di imbarcarsi con coraggio ma con chiarezza verso destinazioni che sembrano difficili. Ogni scelta ha dei risvolti.
Noi preghiamo ad Hashem di darci la chiarezza e le forze per fare delle buone scelte.
Ci sono infinite domande, e non smetteremo mai di crescere.
P.s. Una volta il Rebbe spiegó, come anche quei 40 anni di giri nel deserto furono necessari per elevare delle scintille di kedusha durante il cammino di un popolo tanto speciale.
A posteriori, a volte ci sembra che alcune delle nostre scelte abbiano avuto delle conseguenze non piacevoli, lunghi giri, ed è stancante. Ma in realtà è anche vero che proprio grazie a quelle sbandate che riusciamo ad illuminare dei posti con la luce di Hashem che non avremmo potuto illuminare altrimenti.
Questo ovviamente apre la porta per tutta un’ altra discussione sull’emunah e il Bitachon. Ne parleremo poi un’ altra volta;)
Un abbraccio e Shabat Shalom,
Mushki Piha Krawiec

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