Le figlie di Tzlofchad

Ci sono due tipi di missioni da compiere in questo mondo.

1) raffinare l’anima, il proprio carattere e la propria personalità. Questa missione viene comparata all’uscita dall’Egitto (bisogna uscire dalla propria natura che ci imprigiona a volte)

2) raffinare una “parte del mondo” che è stata riservata alla persona; tramite le proprie qualità e risorse egli riesce ad arrivare al proprio scopo. Innalzare la materia, e non solo la propria anima. Questa parte è paragonata alla conquista della terra di Kanaan. Infatti, sarebbe la conquista della “nostra porzione in questo mondo”.

In questa Parasha accade qualcosa di interessante.

Le 5 figlie di Tzlofchad vanno da Moshe e si lamentano. Nostro padre è mancato, non ha lasciato figli maschi, e anche noi vorremmo una parte nella terra di Israele.

Moshe si trova con le spalle al muro. D-o gli risponde che sì, effettivamente queste donne hanno ragione e potranno avere una parte della terra anche loro.

Il Rebbe spiega brillantemente cosa vuol dire per noi questo piccolo ma importante episodio della Torah. Ovviamente il significato va molto più in profondità.

Per conquistare la nostra parte del mondo, per innalzare la materia, per raffinare la porzione che è stata affidata ad ognuno individualmente, molto volte ci vogliono le unghia affilate. Bisogna tirare fuori tutta la nostra forza, a volte, con aggressione. Una qualità un po’ più maschile. La forza, lo spirito combattivo.

Ma se una persona non ha “di natura” quel figlio maschio? Quello spirito forte e combattivo? Se invece è stato dotato di una natura più docile, compassiva ed empatica?

Che sarebbero caratteristiche molto più femminili. Come se avesse solo figlie femmine e non maschi. Come fa allora a conquistare il mondo?

È forse possibile?

Qual’è il decreto finale?

Concedi una parte di terra anche alle figlie di Tzlofchad. Comanda Hashem a Moshe.

In altre parole, Hashem ci sta dicendo,

Non è necessario lo spirito ribelle e combattivo, ma puoi conquistare il mondo anche attraverso la compassione, attraverso l’empatia.

Mentre leggevo questo messaggio del Rebbe mi sono risposta ad una domanda che mi frullava nella testa.

Pinchas, fu lodato da Hashem per avere ucciso il principe Zimri assieme alla donna Moabita. Il suo atto fu talmente eroico che grazie a lui cessò l’epidemia che D-o aveva inflitto sugli ebrei per via degli uomini che continuavano a peccare con le donne Moabite e che nel frattempo venivano convinti ad inchinarsi al loro idolo.

Mi sono chiesta, come dovremmo combattere noi invece le immoralità di questo mondo? Certamente trafiggere con la lancia qualcuno, oggigiorno non sarebbe la cosa ideale.

Come dobbiamo conquistare noi quella piccola porzione di terra, illuminandola con la luce della Torah, quando la maggior parte delle volte stiamo andando contro corrente?

Specialmente in un mondo dove il bianco sembra nero e viceversa. Tutto sembra così contraddittorio.

E noi dobbiamo persistere, a volte combattendo e tante, tante volte invece, usando un po’ di empatia, un po’ più di amore. Avvicinare invece di allontare.

Si, questa è la strategia oggigiorno. Usiamo più amore e facciamo meno la guerra.

Shabat Shalom,

Mushki Piha Krawiec ♥️

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